• Balena con piccolo verticale
  • Coda balena in immersione
  • Delfino frontale fuori acqua
  • Squalo Balena si nutre
  • Frog rosa
  • Squalo balena con pesci piloti
  • Foglia rosa
  • Pagliaccio
  • Tartaruga in profondit√†
  • Nudibranco
  • Granchi 2 anemone

Un mondo a parte

Il Madagascar e le Seychelles sono frammenti dell'antico super-continente di Godwana.
Quando il Gondwana iniziò a frantumarsi (circa 160 milioni di anni fa) il Madagascar si separò prima dall'Africa e solo dopo dall'India (89 milioni di anni fa).
Questo isolamento ha fatto del Madagascar quello che alcuni bio-geografi chiamano l'ottavo continente", per lo straordinario grado di endemismo delle specie animali e vegetali dell'isola.
Sull'isola mancano quasi completamente le specie animali tipiche dell'Africa continentale, mentre molte sono quelle che il Madagascar ha in comune con continenti diversi dall'Africa.
Anche per quanto riguarda la popolazione, il Madagascar deve la presenza dell'uomo ad una colonizzazione relativamente recente.
I primi uomini a giungere sull'isola, fra 2000 e 1500 anni fa, erano probabilmente di origine indonesiana e malese, come rivelano gli studi sul DNA della popolazione locale; da questi primi coloni discendono le etnie malgasce dai tratti somatici e culturali più evidentemente asiatico-indonesiani, come i Merina che abitano l'altopiano centrale.
Successivamente, dall'Africa partirono flussi migratori di popoli bantu, che diedero origine a etnie come i Sakalava nell'ovest e i Bara nel sud dell'isola.
Gli arabi conobbero l'isola prima degli europei, e iniziarono a fondare insediamenti in Madagascar intorno al X o XI secolo, soprattutto con l'intento di commerciare in schiavi e numerosi elementi della cultura malgascia testimoniano di questa antica influenza araba.
Rimasto fuori dalla sfera di influenza delle grandi potenze europee, il Madagascar del XVI e XVII secolo divenne il rifugio ideale per i pirati che depredavano le flotte mercantili in transito per le Indie.
Il colonialismo e la conseguente crescita della richiesta di schiavi da parte delle potenze europee influì pesantemente sugli equilibri interni del Madagascar. Questo afflusso di ricchezza portò alla formazione dei primi regni dell'isola; in particolare, i Sakalava, dell'ovest diedero vita al regno di Menabe.
I diversi re che si susseguirono ebbero atteggiamenti alternanti fra la chiusura nazionalista e tradizionalista e il filo-europeismo, orientato in diverse epoche più verso gli inglesi o più verso i francesi. Questi ultimi mantennero il proprio dominio sul Madagascar fino alla dichiarazione di indipendenza il 26 giugno 1960.
Per la varietà della fauna, della flora e del suo particolare ecosistema il Madagascar, dal 1990, è stato incluso fra i patrimoni mondiali dell’umanità. E’ stato però, al contempo segnalato l’avanzato stato di degrado della sua ricchezza biologica, alla cui rovina hanno concorso sia fenomeni d’origine naturale sia l’azione dell’uomo.
In particolare gran preoccupazione desta il depauperamento del patrimonio forestale, nonostante l’attenzione rivolta al problema risalga addirittura al regno merina e alla tradizione religiosa locale. Ovviamente il diritto ambientale deve misurarsi con problemi legati sia all’incompetenza delle persone preposte, sia alla mancanza di mezzi economici per farlo rispettare
Il Madagascar, nei 1500 – 2000 anni in cui è popolato dall’uomo, ha già perso l’85% del suo manto forestale naturale. I motivi sono da ricercarsi in parte nello sfruttamento a fini commerciali, ma soprattutto nei metodi dell’agricoltura di sussistenza. Questo metodo (chiamato tavy), consiste nel bruciare parte della vegetazione sfruttare il terreno fino a quando non è più fertile e poi spostarsi verso un’altra parte di foresta e si rivela particolarmente devastante in quanto, senza un’accurata manutenzione e l’uso di fertilizzanti, diviene presto sterile (a volte basta addirittura un solo anno).
Secondo alcune stime, ogni anno circa un terzo della superficie del paese viene bruciata a questo scopo o per creare territori di pascolo per il bestiame.
La sparizione del manto forestale, oltre a mettere a rischio di estinzione molte specie endemiche, che si vedono private del loro habitat, provoca un grave fenomeno di erosione.
Purtroppo  ancora oggi, una larga parte della popolazione dipende per abitare, per mangiare, per abbigliarsi, per curarsi e per tutti i suoi bisogni primari dalle risorse naturali.
Incidere efficacemente su fatti ambientali rilevanti richiede tempi e soprattutto risorse: da un lato è senz’altro necessario sensibilizzare il pubblico mondiale dei paesi più sviluppati che spesso hanno un consumo smodato delle risorse naturali, soprattutto se economiche e appartenenti a paesi lontani e sconosciuti, ma è anche necessario correggere comportamenti di persone che devono affrontare il problema della sopravvivenza quotidiana, offrendo loro una alternativa o mezzi più funzionali ed efficaci. A questo proposito riportiamo l’interessante articolo di Daniele Zanzi:

 

La nave blu dell’Acquario di Genova


Nel giugno del 1998 , l’Acquario di Genova inaugura la “Nave Blu”, una vera e propria esposizione galleggiante che rappresenta l’estensione dell’acquario (nato nel 1992) con vasche e riproduzioni di ambienti naturali. Il tema scelto lungo il percorso riguarda la biodiversità nei suoi vari aspetti: la storia delle esplorazioni, l’evoluzione, la nascita delle specie, la conservazione degli ambienti.
A seguito dell’attività di ricerca svolta in quel paese dall’Acquario, il Madagascar è stato scelto quale paese simbolo della biodiversità in pericolo.
L’isola del Madagascar ha dato una diversa opportunità evolutiva al patrimonio genetico presente ai tempi del suo distacco dall’Africa, avvenuto 80 milioni di anni fa. Questa ricchezza di varietà vegetale e animale andrebbe valorizzata e preservata in quanto unica.
A questo scopo l’Acquario di Genova ha deciso di rappresentare gli ambienti dell’altopiano dello Tsingy incontrati nella spedizione di erpetologia di Giovanni Schimmenti e Riccardo Jesu, con le sue foreste e le sue radure, i suoi fiumi e le sue pozze. Ha voluto inoltre rappresentare una scogliera corallina come quella descritta dal ricercatore francese Michel Pichon nell’area di Tulear negli anni ’70.
La Nave Blu nasce dalla Nave Italia, uno scafo realizzato per l’Expo ’92 “L’Uomo, La Nave ed il Mare”, delle dimensioni di 100 metri di lunghezza e 20 di larghezza, sviluppati su due piani, per un volume di 8000 mc complessivi.
Per diventare un acquario, la nave ha dovuto prima spostarsi nei bacini di carenaggio per le normali operazioni di gestione di uno scafo, poi in un altro cantiere per realizzare, in sei mesi, la sua nuova scenografia interna. In una nave il peso deve essere ben distribuito e questo può essere un problema quando a bordo si ospitano degli acquari. I decori sono stati realizzati con armature metalliche e plastiche ricoperte di un particolare cemento e decorate a rispecchiare le rocce originarie. La scogliera corallina ospita 180.000 litri d’acqua salata, mentre i ruscelli e le pozze dello Tsingy 10.000 litri di acqua dolce declorata. Oltre a questi pesi c’è da considerare che, dietro le vasche, si trovano gli impianti, pompe e filtri, che permettono la gestione della biologia dell’acqua. Tutta questa problematica è stata risolta grazie a particolari cisterne che vengono riempite o svuotate per evitare rischiose torsioni o inclinazioni dello scafo. All’interno di una nave non ci sono condizioni favorevoli per mantenere una foresta tropicale. Una speciale parete, dotata di materiale spugnoso e di una particolare irrigazione, permette di esporre in maniera spettacolare importanti esempi di vegetazione lussureggiante come quella tropicale del Madagascar. Particolari proiettori si accendono in assenza di visitatori, per ricreare l’adeguata energia luminosa che permette i processi fotosintetici alle piante. La temperatura e l’umidità sono ricreate da impianti automatizzati.
In questa scenografia sono state inserite le vasche e i terrai che ospitano i diversi animali, tra cui i numerosi pesci della scogliera corallina, i coccodrilli, i pesci e le tartarughe presenti nei fiumi, gli innumerevoli piccoli anfibi e rettili presenti nell’umido sottobosco, i camaleonti e le rare tartarughe terrestri.
Il mantenimento, per diversi di questi animali, richiede la presenza di personale specializzato 365 giorni l’anno, la creazione di tabulari per il mantenimento di insetti vivi, la creazione di terrai o vasche automatizzate al fine di ricreare particolari microclimi.
Ospitare questa moltitudine di animali, ambasciatori degli ambienti a rischio del Madagascar, permette di sensibilizzare i visitatori sulla ricchezza di questi ambienti.
A tal proposito bisogna sottolineare che tra i vertebrati a maggior rischio di estinzione vi sono i pesci di acqua dolce. Infatti il disboscamento selvaggio provoca la messa a nudo del terreno, che durante le piogge viene eroso. Il particellato finisce poi nei fiumi, alterando irrimediabilmente le loro caratteristiche e mettendo a rischio la sopravvivenza di una gran varietà di pesci, alcuni dei quali ancora da classificare. Questo fenomeno, tra l’altro, compromette molte scogliere coralline costiere. Infatti tali scogliere si sviluppano in particolare condizioni dell’acqua, tra cui sono particolarmente importanti un’alta trasparenza e la ridottissima presenza di nutrienti, ben diverse da quelle che si trovano alla foce dei fiumi alterati per l’erosione dei terreni. Un altro problema per la fauna autoctona dei pesci d’acqua dolce è stata l’introduzione per l’acquicoltura di specie straniere molto competitive, che hanno scalzato quelle originarie. Il corretto mantenimento in cattività di questi animali permette di arrivare anche alla riproduzione.
L’Acquario di Genova ha voluto sensibilizzare il grande pubblico sui problemi dell’ambiente, sottolineando come lo sfruttamento delle risorse dovrebbe essere sempre compatibile con la salute degli ecosistemi per garantire la sopravvivenza dell’uomo e delle altre specie viventi nel nostro pianeta.
Se anche una piccola percentuale dei visitatori fosse raggiunta positivamente da questo messaggio, la missione dell’Acquario avrà avuto successo.

 



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